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Assistenza sessuale: istruzioni per l’uso

Eva nuda

L’assistenza alla sessualità a persone con Disabilità rappresenta un concetto che racchiude allo stesso tempo “rispetto” e “educazione”, che solo per un paese civile può rappresentare la massima espressione del “diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale”.

Per questo motivo parlare semplicemente di Assistenza Sessuale può risultare estremamente riduttivo, qualificarne il concetto più complesso attraverso i termini Assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità permette di assaporare tutte quelle sfumature in essa contenute.

L’assistenza all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità si caratterizza con la libertà di scelta da parte degli esseri umani di vivere e condividere la propria esperienza erotico-sessuale a prescindere dalle difficoltà riscontrate nell’esperienza di vita.

L’assistente sessuale è un operatore professionale (uomo o donna) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali “sane” (importanza di una selezione accurata degli aspiranti assistenti sessuali).

Attraverso la sua professionalità supporta le persone diversamenteabili a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica.

L’operatore definito del “benessere sessuale” ha dunque una preparazione adeguata e qualificante e non concentrerà esclusivamente l’attenzione sul semplice processo “meccanico” sessualità. Promuoverà attentamente anche l’educazione sessuo-affettiva, indirizzando al meglio le “energie” intrappolate all’interno del corpo della persona con disabilità.

Uno degli obiettivi è abbattere lo stereotipo che continua a essere ingombrante e che vede le persone con difficoltà e disabilità assoggettate all’“asessualità”, o comunque non idonee a vivere e sperimentare la sessualità. Importanza del superamento del concetto del “sesso degli angeli”.

L’assistente sessuale in base alla propria formazione, sensibilità e disponibilità può contribuire a far ri-scoprire tre dimensioni dell’educazione sessuale:

  • Ludica:  scoprire il proprio corpo.
  • Relazionale:  scoprire il corpo dell’altro.
  • Etica: scoprire il valore della corporeità.

ed al tempo stesso, aiutare il soggetto disabile a rendersi protagonista maggiormente responsabile delle proprie relazioni sia sentimentali che sessuali, favorendo una maggiore conoscenza e consapevolezza di sé ed una più adeguata capacità di prendersi cura del proprio corpo e della propria persona. La mancanza di autostima è uno dei freni per un naturale approccio verso l’altro sesso. L’assistente sessuale può aiutare ad accogliere e non reprimere le diverse istanze del proprio corpo, dei sensi e delle emozioni.

Ringraziamo Eva e il suo compagno per la foto dedicata a “LoveAbility”.

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  • paololibero

    “Generalmente questo tipo di persona non ha molto a cuore il proprio benessere, tranne quello squisitamente materiale, e le ripercussioni fisiche a lungo andare saranno peggiori di qualunque giudizio morale che si possa esprimere in merito”

    Non sono d’accordo, chi decide di fare lavoro sessuale in un periodo, anche lungo, della propria vita, ha come tutti a cuore il proprio benessere non solo materiale, e ha ripercussioni simili a quelle di molti altri lavori anche meno usuranti. A meno di non far riferimento esclusivamente a certa pubblicistica proibizionista del femminismo radicale americano, da sempre contestata e smentita dai fatti e dalle associazioni delle prostitute di tutto il mondo. Io preferisco far riferimento ad orientamenti diversi, riferiti a contesti di regolamentazione, ai quali si ispirano gruppi di femministe libertarie maggiormante presenti in Germania, Svizzera, Spagna e Paesi Bassi.
    Non sono le indimostrate conseguenze fisiche della professione che la rendono difficile, è lo stigma del proibizionismo che rende la vita impossibile a chi decide liberamente di utilizzare il proprio corpo per denaro.

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© 2014 Maximiliano Ulivieri

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