La sessualità negata

Alessio e Giulia vivono in un paese di diecimila anime nel Nord Italia. Un paese di montagna, dove tutti conoscono tutti. Giulia ed Alessio hanno circa trent’anni e come molte persone della loro età sono innamorate. Hanno interessi e passioni in comune, condividono gli stessi sogni. Sono innamorati, come tutti i ragazzi della loro età.

Ma Alessio e Giulia non possono amarsi. Così hanno deciso le loro famiglie.

Non possono amarsi perché i due ragazzi sono affetti entrambi da un deficit cognitivo. Le loro famiglie hanno deciso che loro non possono, anzi non devono amare. Le loro famiglie hanno deciso che il loro è un amore sbagliato, contro natura.

Hanno deciso che due ragazzi disabili non possono amare, non possono avere sentimenti… e tutto questo perché sono disabili. Sono angeli. Sono eterni bambini. Non possono provare amore per qualcuno che non sia un familiare, o al massimo un educatore.

Per loro questo amore non era amore. Era un qualcosa di pericoloso.

I loro genitori si sono consultati con alcuni psicologi che si occupano di questo tipo di disabilità. Due di loro gli hanno proposto di permettere ai ragazzi di provare ad amarsi. In un ambiente protetto e sicuro. Questo per comprendere cosa intendessero Alessio e Giulia con il termine amore.

Gli psicologi gli hanno spiegato, che a volte, soprattutto in caso di deficit cognitivo, l’amore non è legato al sesso inteso in senso fisico ed ordinario. Spesso il sesso è inteso come coccola o massaggio. Non sempre l’atto sessuale si realizza.

Le loro famiglie hanno deciso di curarli. Curarli con dei farmaci. Curarli con dei farmaci che facciano dimenticare loro i sentimenti. Farmaci che controllano i loro impulsi naturali.

Questi genitori hanno deciso di curare questi ragazzi trattandoli come se fossero affetti da chissà quale grave malattia.

Ma Alessio e Giulia non erano malati, erano innamorati… e forse ora non lo sanno più…altri hanno deciso di fargli dimenticare tutto.

Per proteggerli”.

Vi racconto questa storia non perché voglio giudicare la scelta di questi genitori, ma perché voglio invitarvi a riflettere.

La scelta di questi genitori non è un caso isolato, purtroppo accade spesso che in situazioni come queste, si preferisce “eliminare il problema” piuttosto che affrontarlo.

Questo avviene per svariati motivi, tra cui arretratezza culturale, convinzioni religiose, ma soprattutto per l’assenza di figure professionali che possono aiutare le famiglie e i ragazzi ad affrontare serenamente il tema amore e sessualità.

Le famiglie (ed è comprensibile) hanno paura che i loro figli (da loro visti come eterni bambini) possano “farsi del male” amando ed essendo amati. E non sono pronte ad affrontare questo tema. Le famiglie se pensino alla sessualità pensano all’atto sessuale completo, e non accettano che i loro figli possano avere rapporti sessuali.

Le famiglie, però non sanno che a volte, per alcuni tipi di disabilità, la sessualità è intesa come semplici coccole o dolci massaggi.

Le famiglie non lo sanno perché sono sole, non hanno nessuno che li guidi in questo percorso. Si affidano a psicologi o terapeuti che, a seconda del loro parere personale, decidono se una persona disabili può amare ed essere amata, se non è idoneo curano l’amore come una malattia, se è idoneo il disabile e la famiglia sono abbandonati.

Ma a volte i disabili hanno bisogno di un aiuto concreto, dell’aiuto di un professionista che gli insegni come amare ed essere amato, che gli insegni che amare ed essere amati è una cosa giusta e normale. Serve una figura come l’assistenza sessuale, che aiuti i ragazzi e che sollevi le famiglie da questa problematica, che è comprensibilmente imbarazzate, sia per la famiglia che per il disabile stesso.

Legalizzare la figura dell’’assistenza sessuale è fondamentale per evitare che in futuro si verifichino casi come quello della storia. L’amore non può essere soppresso con i farmaci, i sentimenti non si curano con una pastiglia. I sentimenti vanno affrontati.

Una ragazza ci racconta

massaggi piede

Ciao, sono ELISABETTA scrivo per raccontarti la mia esperienza con un ragazzo disabile.

Mi occupo di massaggi (riflessologia plantare). Sono stata chiamata dalla mamma di questo ragazzo che al tempo aveva 25 anni, lo chiamerò MASSIMO, per mantenere il suo anonimato . La sua disabilità è dovuta ad un incidente motociclistico molto grave. Mesi di coma e paresi a metà corpo.

Ho iniziato a lavorare su di lui quando era ancora in coma vigile e nell’arco di qualche anno, con l’aiuto di altri specialisti, dalla psicologa alla logopedista e il fisioterapista, siamo riusciti a rilassare il suo corpo per stare da solo in carrozzina. La sua mente è molto attiva, conserva una buona memoria, dotato di un intelligenza emotiva molto spiccata, sensibile e brillante nelle battute. Ha recuperato molto a livello mentale, meno a livello fisico. Non riesce a stare in piedi perchè ha paura, è molto rigido, le gambe le muove ma non avendo muscolatura fa fatica a sorreggersi e questo alimenta la sua paura. Nel corso degli anni abbiamo instaurato una bella confidenza e simpatia, tra massaggi conditi di chiacchere, abbracci, sorrisi.

Durante le mie sedute, da quando è stato un grado di comunicare anche solo coi gesti , ha sempre mostrato il desiderio di toccarmi, aveva voglia di contatto oltre quello che potevo dargli.

E quando ha potuto esprimersi a parole mi ha chiesto esplicitamente se poteva toccarmi dovunque, e magari fare anche altro!

Parlando con la mamma di questo suo bisogno, ci siamo rese conto che serviva una donna, in modo sottile lei stessa mi chiese di permettergli qualcosa di più, ma ovvio io non potevo, mi sentivo a disagio, a rimettergli sempre a posto le mani, è stata una situazione difficile, provavo dispiacere per lui e nello stesso tempo capivo le sue necessità.

Si è addirittura parlato di portare Massimo in Svizzera, ma sempre la morale e l’imbarazzo hanno vinto su questo pensiero.

Massimo adesso ha 40 , è parzialmente autosufficiente, ha sempre bisogno di essere assistito e non credo sia mai stato aiutato sotto l’ aspetto sessuale.

Ogni tanto lo incontro, non si è più parlato di questo argomento,viene distratto con altre attività che lo impegnano molto, è un ragazzo sereno,intelligente, seguito con amore da tutta la sua famiglia, ma l’aspetto sessuale credo sia rimasto cosi, un desiderio, un segreto nel suo cuore, un bisogno della sua carne, che resterà tale.

Ora io non sono nessuno per dire cosa va fatto e cosa no, ma sono certa che se lui avesse potuto scegliere al tempo mi avrebbe detto si, …..portami da una bella donna per fare l’amore, per sentire l’amore fisico, per godere di un corpo che non sia solo il mio, per appagare ciò che mi manca, non posso chiedere alla mamma di portarmi lei.

Forse adesso lui è cambiato e non ci pensa più, ma forse anche no.

Non so a cosa poi porterebbe dargli la possibilità di farlo, forse innescherebbe meccanismi che lo porterebbero a desiderare sempre più spesso quei momenti e non so a che punto quindi sarebbe gestibile poi la situazione per la famiglia, o addirittura se lui potrebbe soffrirne, avendo provato una cosa che non può avere quando vuole…

Trovare un equilibrio tra le due situazioni sarebbe l’ideale.

Personalmente credo sia necessario aiutarli anche sotto questo aspetto, donna o uomo che sia, il come farlo solo uno specialista può dirlo.

Grazie.

Una donna e l’assistenza sessuale

Uomo e donna a letto
Immagine tratta dal film “The Session”

Quando nasce il tuo interesse nei confronti dell’assistenza sessuale?

Due anni fa. Avevo da poco letto un libro, non riesco a ricordare il titolo. Era una raccolta di racconti molto particolari, ognuno era dedicato alla storia di una persona che, pur affetta da disabilità grave, aveva trovato il proprio posto nel mondo, riuscendo non solo a superare le normali sfide della vita che attendono ciascuno di noi, ma a realizzare qualcosa di straordinario. Una storia in particolare iniziò a trasformare la mia percezione della realtà, perché aveva davvero il potenziale di spingermi a riflettere, certo, ma anche ad agire.

Fulvio Frisone, poeta, pittore, ma soprattutto, uno dei più grandi fisici italiani. Affetto, a causa di un errore medico al momento della nascita, da tetraparesi spastica. Nascere e crescere con gli arti, ma non poterli usare. Quello che mi colpì profondamente, nel venire a conoscenza della sua storia, fu il ruolo che ebbe la madre nella sua crescita. A un certo punto, semplicemente, si rese conto che proprio figlio rischiava di impazzire. Il bisogno di espressione sessuale, che era precluso anche autonomamente, non gli lasciava un attimo di tregua, e neanche a lei. Non era come imboccarlo, o aiutarlo ad andare al bagno, accudirlo come un bambino nei bisogni primari. Questa era una cosa completamente diversa, moralmente imbarazzante, per taluni riprovevole. Che fare? Cercare qualcuno che lo aiutasse, fu la risposta che si diede e lottò ferocemente, come solo una madre coraggiosa sa fare, per trovare le persone giuste.

Fu lì che iniziai a riflettere in termini di assistenza sessuale. Ovvio che prima non mi fossi mai posta il problema, non è argomento di cui parlano i media, non era un dramma che avesse sfiorato me o la mia famiglia, quello della disabilità, fisica o mentale che fosse. Ho iniziato a chiedermi che cosa si potrebbe provare a essere lucidi, coscienti, dentro un corpo che è in parte o del tutto inutilizzabile autonomamente. Io che avrei fatto? Non lo so, non è qualcosa su cui si può congetturare. Tuttavia, sapevo che cosa mi sarei potuta augurare: di essere aiutata con amore a esprimere tutti i miei bisogni: del corpo, della mente, dell’anima. D’altra parte, trovarsi improvvisamente dentro un corpo che non risponde più può succedere a chiunque, se è destinato a passare per quell’esperienza. Non volevo vivere nella paura che succedesse a me, ma nemmeno vivere nell’indifferenza a questa nuova, improvvisa consapevolezza. Non sapevo come agire, però. Così, confidando nel destino, aspettai un segno.

Il destino decise di aiutarti? Come?

Sì. Il segno arrivò di lì a poco. Lo riconobbi nel momento in cui una comune passione mise sulla mia strada un ragazzo intelligente, brillante, affetto all’incirca dalla stessa patologia di cui avevo letto, senza essermici mai ancora imbattuta.

A quel punto, che cosa decidesti di fare?

Gli domandai come affrontasse nella sua vita il problema della sessualità. Sì, problema, poiché la sua disabilità gli impediva i gesti più elementari. Seppure concepissi la difficoltà nel trovare una partner adeguata, mi riusciva impossibile immaginare una persona che non potesse alleviare autonomamente quel tipo di tensione nel corpo. Mi raccontò di come la prostituzione fosse una realtà cui suo malgrado era stato costretto a ricorrere, di tanto in tanto. Ma che gli era insopportabile la mancanza di empatia, di dolcezza, d’intimità. Le ragazze con cui era stato non erano preparate a confrontarsi con un disabile, non riuscivano a nascondere il disagio e questo lo feriva al punto tale da aver rinunciato a questo tipo d’incontri, pur continuando a soffrire molto per la tensione che accumulava senza possibilità di alleggerirla.

Ti sei offerta di aiutarlo?

Mi sono offerta di aiutarlo. Non me ne sono mai pentita, anche se allora non seppi gestire bene la situazione, non ero pronta a confrontarmi con le implicazioni collaterali, soprattutto emotive, di questo tipo di assistenza. Sapevo di essere la persona adatta, la mia capacità di empatizzare immediatamente, la mia disinvoltura sessuale che mi porta a non avere preconcetti di alcun tipo, la mia naturale inclinazione a prendermi cura di qualunque tipo di corpo attraverso il massaggio, erano tutte doti che non avevo ancora perfettamente focalizzato né messo alla prova, ma sapevo essere quelle adatte per approcciarmi a questa realtà.

Che cosa andò storto, allora?

Molto semplicemente, non ho saputo porre regole e condizioni, perché io stessa ancora non le conoscevo. Non mi sono saputa far rispettare e alla fine, nonostante abbia elargito ben più di quanto, farei adesso, nonostante non mi sia fatta pagare, lui mi ha lasciato addosso una persistentesensazione di disagio: non solo non aveva apprezzato come credevo, ma non è riuscito ad astenersi dal giudizio morale, una volta eliminata la tensione, diciamo così. Come se offrirsi di fare qualcosa del genere, terminata l’oggettiva utilità del tuo servizio, ti releghi in una categoria di “persone indegne”, persino agli occhi di chi ha accettato il tuo aiuto.

Torniamo per un momento a oggi. Hai continuato a offrire assistenza sessuale oppure quell’esperienza ti ha segnato negativamente?

Quell’esperienza mi ha segnato, ma solo per offrirmi un parametro di cosa va inteso per assistenza sessuale. Per quasi due anni non mi sono più imbattuta in questa tematica, né l’ho cercata. Semplicemente, sapevo che se si fosse nuovamente presentata l’occasione, avrei affrontato le cose in modo diverso. Ogni persona porta con sé la propria storia, sofferenza, le proprie sfide. E ogni volta è come ricominciare da capo, ma le regole di base, quelle valgono per tutti. Gli accordi preliminari, innanzitutto. Chi richiede l’assistenza va istruito: non ci saranno penetrazioni, baci, scambi di fluidi, sono io a guidare la partita. Non tutti quelli che chiedono sono accettati, bisogna selezionare al massimo, assicurarsi di non imbattersi in una patologia a rischio, bisogna mantenere il distacco sufficiente a non diventare il fulcro dell’esistenza di chi non riesce a trovare, a causa della sua disabilità, una dimensione affettiva e sessuale. Assicurarsi che ogni sì e ogni no che si decide di dire siano motivati ampiamente e pazientemente (non scordiamo che la maggior parte di queste persone non ha esperienza relazionale con l’altro sesso o la ha minima) e che si mantenga il giusto equilibriotra dolcezza e severità, insomma. Impresa non da poco. Dovrebbero fare dei corsi appositi.

C’è qualcosa che puoi dirci su come si è svolta la tua ultima assistenza?

Ti parlo di N. Lui mi ha piacevolmente sorpreso. È un uomo colto, intelligente, deciso. Ha provato a dettare le sue condizioni, non c’è riuscito ed ha accettato le mie. A quel punto sì che mi ha messo in condizioni di aiutarlo. Ci ha messo un po’ ad accettare l’assistenza nei termini in cui gliela proponevo, avendo alle spalle una continuativa, seppure insoddisfacente, esperienza di sesso a pagamento con prostitute, per quanto di buon livello, diciamo così. Più volte ha tentennato, incerto se incontrarmi valesse la spesa, dopo tutte le limitazioni che ponevo. D’altra parte, nell’immaginario collettivo, le brave ragazze non accettano soldi per dispensare attenzioni sessuali. Se invece lo fanno, viene da sé che debbano dare un pezzo del loro corpo in cambio, un tanto al buco. Pare funzioni così. Ho deciso di cambiare questa regola odiosa e lui mi ha aiutato, come io con dolcezza l’ho assistito in quel suo opprimente bisogno di alleggerire la tensione sessuale nel corpo. L’assistenza non è assistenzialismo, questo cerco di trasmettere. Una persona che non è autonoma nel corpo ha bisogno di aiuto, mi pare ovvio. Ma l’aiuto non deve diventare una prigione costruita intorno. D’altra parte, l’aiuto che offro, sebbene a pagamento, non deve diventare la mia, di prigione. Non voglio piagnistei, non voglio pretese. Niente tentativi dicolpevolizzazione perché non m’innamorerò, perché prendo soldi, perché in cambio dei soldi non faccio come vuole chi paga, ma faccio ciò che so fare nel modo in cui stabilisco io. Qualcuno si sogna forse di pretendere che un’assistente personale debba innamorarsi della persona che assiste? O che lo faccia gratis? Che dire di una terapeuta?

Il racconto di chi l’ha ricevuta

Uomo e Donna a letto
Scena tratta dal Film “The Session”

Oggi leggeremo le parole di un ragazzo disabile che ha vissuto quest’esperienza sulla propria pelle….”

1. Come descriveresti te stesso in poche righe?

Sono solare estroverso, affronto i problemi e le difficoltà con forza, spesso anche col sorriso. Sono curioso, sono attratto dalle nuove esperienze soprattutto da quelle che potrebbero arricchirmi. La vita mi ha insegnato a non aver paura più di nulla, se c’è da rischiare non mi tiro certo indietro, ho capito che se si desidera qualcosa bisogna prendersela. Ottenere il rispetto verso gli altri lo ritengo un valore fondamentale. M’interessa molto la politica intesa come perseguimento e difesa del bene comune. L’indifferenza non mi appartiene. Ho innato il rispetto verso gli altri, ma sono intollerante nei confronti del moralismo e dei pregiudizi in genere.

2. La tua disabilità che tipo di assistenza richiede?

La mia disabilità è molto grave: non ho l’uso delle gambe e delle braccia. Questa situazione non mi rende autosufficiente e richiede un’assistenza domiciliare continuata.

3. Veniamo all’assistenza di tipo sessuale. Sei mai ricorso a qualcosa del genere? Raccontaci la tua/le tue esperienze e che cosa ti ha spinto a metterti in cerca di questo tipo di aiuto.

Ne ho sentito parlare per la prima volta in un servizio delle Iene, mi ha interessato molto e ho cercato notizie ulteriori su internet. Mi ha incuriosito come esperienza, mi solleticava l’idea di un incontro con una donna non impaurita dalla disabilità, preparata ad aiutarmi a cercare il mio benessere psico-fisico, capace di farmi vivere un più di affettività. Cercando nel web sono riuscito a entrare in contatto con un’assistente sessuale, abbiamo organizzato un incontro. E’ stato molto eccitante, si è creata subito una grande complicità ed empatia, guidava le mie braccia, le mie mani sul suo corpo nudo. La definirei un’esperienza ad alto tasso affettivo.

4. Che tipo di benefici e/o controindicazioni hai notato in merito?

Il beneficio più importante che ho notato è l’aumento della mia autostima, la cosa che più mi ha sorpreso è il piacere che può offrire un massaggio intimo. Mi ha aiutato anche a scoprire il mio corpofacendomi andare oltre i miei limiti fisici, essere assistiti nella ricerca del piacere fa bene da un punto di vista psicologico.

5. Attualmente e sulla scia di ciò che già avviene in altri paesi si sta cercando di mobilitare l’opinione pubblica e la politica in favore del riconoscimento legale di questa pratica, da assimilare a una terapia vera e propria rivolta al benessere psicofisico di persone che, per un motivo o per l’altro, si trovano a non essere autonome nell’espressione dei propri bisogni di tipo sessuale e, in senso lato,erotico/affettivi. Sei d’accordo con questa rivendicazione? Che caratteristiche dovrebbe avere l’assistenza al fine di assicurare il massimo beneficio a chi ne fruisce, senza limitare l’autonomia di chi la offre?

La considero una rivendicazione sacro santa, la sessualità non è un optional, ma una necessitàvitale. L’assistenza tradizionale è volta a soddisfare tutte le esigenze della persona disabile tranne questa. Esiste la fisioterapia, il sostegno psicologico, la cura della persona, ma l’aspetto sessuale è dimenticato, o semplicemente omesso. Credo che l’Italia dovrebbe mettersi in linea con gli altri paesi europei e riconoscere il diritto l’assistenza sessuale. L’assistente sessuale dovrebbe essere riconosciuta come una figura professionale vera e propria, in questo modo la persona che la offre sarebbe tutelata davvero.

Sono consapevole che sarà una battaglia difficile, considerando il forte ritardo culturale che caratterizza nostro paese in fatto di diritti civili.

Assistenza Sessuale. Una Madre: E’ nacessaria

foto occhi

E’ difficile comprendere un bisogno se non è il proprio. Questa è una verità ormai consolidata. E’ vero. Esiste l’empatia, la capacità di sentire il bisogno altrui, ma siamo sinceri, non è la stessa cosa. In questi mesi in cui si è discusso dell’assistenza sessuale alle persone con disabilità, ho letto commenti di ogni genere: dal comico al serio, dal tragico al delirante. Non mi ha sorpreso nessuno di questi. Erano più o meno tutti previsti. La maggior parte deriva certamente dall’ignoranza, nel senso proprio dell’ignorare cosa sia questa “figura” e quale sia il bisogno reale. Gli altri commenti derivano da svariate paure, alcune comprensibili, altre tragicomiche. Ma non sono qui a scrivere ancora per convincervi che l’assistenza sessuale è auspicabile anche in Italia. In realtà non è mai stato il mio primo obiettivo riguardo questa tematica. Il primo è e sarà sempre quello di convincervi che in cima a tutto c’è il diritto di poter scegliere.

Oggi vi scrivo per riportarvi le parole di Carla, 64 anni, provincia di Napoli. L’ho intervistata.

Ciao Carla, qual è il motivo per cui mi ha scritto?

Ho un figlio, si chiama Luigi, ha 24 anni. E’ tetraplegico spastico da sempre. Ho paura. Ho tanta paura per quel che accadrà dopo la mia morte.

Di cosa ha paura Carla?

Di come potrà vivere senza il mio aiuto. Lui ha bisogno di tutto. Di essere imboccato, vestito, spogliato, lavato. Non può uscire da solo, andare in bagno per i suoi bisogni fisiologici. Senza qualcuno morirebbe di stenti.

Non c’è nessuno che può aiutarla?

Chi? Chi dovrebbe aiutarmi? Mio marito è morto 6 anni fa per un cancro. Ho due sorelle ma sono sposate e vivono lontano. Le associazioni dicono non hanno volontari e se si offre qualcuno vuole soldi, rimborsi. Non li ho. Sono pensionata. Ho studiato nella mia vita ma non è servito a molto. Ho letto di progetti tipo “Vita indipendente” o “Dopo di noi” (associazioni che assistono i disabili gravi, ndr) ma in altre zone d’Italia, qui non c’è nulla.

Come passa le giornate Luigi?

Guarda la tv. Legge giornali. Studia. Ama la storia. Non ha molti amici, viviamo in un piccolo paese. E’ un ragazzo pieno di energia ma spesso, troppo spesso, triste e solo.

Perché crede sia triste?

Secondo lei? E’ un uomo in un corpo che non gli permette quasi nulla. Penso che gli manchi una ragazza, l’amore e perché no, anche il sesso! Manca a me che ho 64 anni, si figuri quanto può mancare a un ragazzo di 24 anni. Ogni tanto sento dei rumori quando lo lascio in camera da solo. Lo so che sta facendo, anzi, che sta provando a fare. In quelle occasioni faccio finta di nulla, anche quando devo cambiarlo perché si è bagnato…o almeno ci ha provato.

Lei quindi pensa ci sarebbe bisogno dell’assistenza sessuale?

Mio figlio avrebbe bisogno dell’amore. Ma l’amore chi glielo può dare? L’amore non si chiede, o c’è o non c’è. Allora almeno una donna che sappia dare piacere e orgoglio a un corpo che per lui è solo fonte di dispiacere e disprezzo. Che c’è di male?

Questo potrebbe farlo anche una prostituta?

Ho pensato a questo. Molte volte. Ma che devo fare? Vado per strada a cercarle? Le cerco in internet? E’ già molto se ho una buona cultura e parlo dignitosamente ma non saprei che dire a queste donne. Ci vogliono enti, associazioni a cui rivolgersi. Luoghi in cui trovare donne preparate che sanno cosa fare. Donne che comprendono il bisogno e che non sono sprovvedute davanti a corpi così diversi.

Lei è dunque favorevole alla creazione di questa “figura”?

Sono favorevole a tutto ciò che regali un sorriso a mio figlio. Almeno finché io sarò in vita.

Una prostituta per il fratello disabile

Dipinto donna nuda

E’ da un pò che ci penso…non è facile per me ma credo che se mi applico possa essere anche fattibile…che cosa?….mettere nero su bianco la mia ricerca di una prostituta per mio fratello disabile. Non ho problemi a chiamarla Prostituta perchè tale era e tale è…ma in questa definizione lungi da me il pensare che l’epiteto o meglio la definizione del compito che svolge sia vista negativamente; anzi tutt’altro. Chiamarla Prostituta con la P maiuscola è intanto inquadrare la persona che cercavo.

Da un pò di tempo si dibatte della figura dell’assistente sessuale sia per uomini che per donne, la mia esperienza è stata fatta per un uomo, mio fratello, ma credo, anzi ne sono certo, che l’avrei fatto anche se fosse stata mia sorella.

Stanco di sentire come succede molte volte in famiglia mio fratello che si lamentava con mia madre del fatto che a 34 anni non avesse ancora fatto all’amore, che non riesce a trovare una donna, che la vita gli è stata disgraziata ….che…che ….che ….insomma un mucchio di che e poche risposte…un pò perchè l’amore quello vero si cerca, si incontra, capita, non lo si può programmare….un giorno mia madre esausta mi prese in disparte e mi disse che era molto difficile per lei continuare a vedere il figlio così incazzato, triste e diciamolo pure con quel chiodo fisso che molti di noi hanno specie se alla prima volta.

La prima volta è la prima volta e quanti di noi possono dire di averlo fatto con intelligenza, con amore, con tutte quelle cose che si leggono nei bigliettini dei cioccolatini perugina…bhè per molti forse è così…ma per molti altri si è trattato di una botta visto che la cosa non è stata vissuta secondo i classici canoni estetici.

Ovviamente io stò portando la mia esperienza di maschio ma secondo me, e secondo i molti scambi di opinione avuti con donne, la cosa mi sembra sia discretamente rovesciabile.

Io sono sposato da molti anni con una donna ho tre figli e non mi sono mai posto questo genere di problema…. e quindi i classici giri che si facevano a 18 anni da ragazzi in auto è da un pò che non li faccio (alzi  la mano chi non ha mai fatto il “putan tour” di Sabato sera….) …Che fare…come fare…da chi andare…se la si butta in discorso da bar la cosa sembra di facile soluzione in realtà i problemi da affrontare sono molteplici primo perchè mio fratello è in carrozzina e non può certo fare la cosa in auto….secondo perchè volevo individuare una persona che fosse Italiana e non extra comunitaria gestita da racket o cose simili, volevo un posto accessibile, pulito, una persona che potesse avere del dialogo…si lo sò parlare di dialogo e di sentimenti è un confine molto sottile e difficile…quindi non voglio per il momento prenderlo in considerazione…insomma una marea di problemi…per sdrammatizzare potrei dire che la disabilità è una cosa difficile …andare a donne o a uomini da disabili è leggermente più difficile…insomma come dice una nota pubblicità “è un mondo difficile”.

L’ultima cosa, e l’ho lasciata per ultima perchè le barriere archittetoniche il posto ecc…sono tutte cose che si possono risolvere…trovare una persona che volesse fare l’amore con lui. Non crediate che sia così facile trovare delle donne o uomini disposti a relazionarsi con un disabile nel senso che mi sono accorto che a determinbati livelli (non certo ovviamente quelle per la strada) possono permettersi tranquillamente di poter scegliere.

Mi metto quindi su internet e inizio a scrivere alcune parole chiave come escort (sì la parola prostituta a livelli medio alti non viene presa in considerazione), la città, i chilometri …alcuni siti ti fanno inserire il CAP…alla faccia dell’organizzazione, la nazionalità e alcune caratteristiche fisiche…è incredibile in quante caselline possiamo definire un corpo umano…questa è stata forse la cosa più curiosa …si parla sempre del fatto che prostituirsi non sia un lavoro…a determinati livelli, e qua mi ripeto, è gestito come un bussiness, una volta compilate tutte le caselline non è che ti senti uno sfigato che stà cercando una donna per amore …ma come uno che vuole provare un esperienza diversa…che ne sò bungin jumping, scalare una montagna…pensatela come volete….è dall’inizio del mio racconto che non stò parlando di amore ma di altro.

Nel frattempo individuo una ventina di donne con un età che andava dai 30 ai 45 anni…non mi interessavano giovani…proprio perchè credo si dovesse cercare anche una certa maturità….apro una piccola parentesi, mia moglie è stata la persona con cui mi sono confidato e che mi ha supportato…non è facile girare per siti di escort alla era con la moglie che ti capita dietro…per lo meno io non l’avevo mai fatto…
La cosa più difficile per me e anche all’inizio imbarazzante è stata quella di chiamare queste donne…ovviamente i numeri cambiano spesso…ti dicono di richiamare perchè sono impegnate (ah ecco ribadisco che il lavoro non è in crisi….anzi…se professioniste non ci danno il giro) …cerchi di spiegare la cosa e circa il 30% mi ha detto di no subito, con altro 30% non si riusciva salire nell’appartamento perchè con barriere archittettoniche un 20% scartato da mio frtello perchè non di suo gradimento…con il 20 % ok….le percentuali a questo punto, siccome immagino le donne inorridite dal fatto che le stò trattando a livello di numero, sono d’obbligo per fare capire che bisogna contattarne parecchie per venirne a capo. Riesco quindi a parlare e da un primo contatto telefonico capisco quali siano quelle con cui continuare il discorso (diciamo che ho fatto il venditore per molti anni e quindi riesco discretamente bene a scremare le persone).
Fisso un appuntamento per mezzogiorno e vado da solo al primo appuntamento, per vedere il posto, per vedere la persona, per parlare con la persona, per spiegare alla persona…..mi riceve e si vede benissimo che è abituata a trattare con la gente, mi accomodo e si passa una mezzoretta a chiaccherare amabilmente del più e del meno…vengo quindi a sapere che lei ha già diversi clienti con forti disabilità e che quindi “si fà fin dove si può”….ecco questa è stata la frase più bella, nel senso che, diciamocela tutta, uno dei problemi che potrebbero assillare chi dovrà gestire la cosa sono di tipo clinico….siccome parlavo di prima volta…per noi tutti, la prima volta almeno ci ricorderemo i battiti del cuore…a mille…almeno ci ricorderemo dello stress e via discorrendo…quindi finchè guidavo mi ero ripromesso anche di parlare di questo…ma la frase “si fà fin dove si può”…mi ha rasserenato.

Fisso quindi l’appuntamento per la settimana successiva e accompagno mio fratello…..in macchina abbiamo parlato poco.. ho solo cercato di evidenziare bene che la cosa non doveva essere vista come amore…ma come atto sessuale/rapporto amoroso (non sentimentale)…lo acompagno in stanza  me ne usco augurando ad entrambi buon divetimento.

Ricevo poi una telefonata dopo due ore e vado a prenderlo, mi hanno fatto entrare in camera, abbiamo bevuto un caffè tutti e tre e molto cordialmente abbiamo chiaccherato per un’altra mezzoretta….nel frattempo i tre cellulari che lei aveva sopra il divano suonavano o meglio si illuminavano in continuazione…ma lei non era per nulla preoccupata anzi si è trattenuta tranquillamente a chiaccherare….prima di chiudere il racconto dirò che ha speso 100 euro anche se la tariffa era di 200…nel senso che và a simpatia e questo è confermato dai vari report che fanno gli utenti del servizio offerto…segno che a Lei siamo risultati anche simpatici e la cosa è stata reciproca.

E’ trascorso un pò di tempo, io non ho più chiesto nulla a mio fratello nel senso che il patto era che io organizzavo la cosa la prima volta poi lui una volta capito lo schema si sarebbe arrangiato…mia madre dice che da quel giorno è un altro e la serenità è ritornata in casa. Secondo me in questo periodo Lui non ci è più andato, per il momento il tutto gli è servito per capire che sesso non è amore…cosa non facile da capire nemmeno per molti normodotati.