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La sessualità negata

La sessualità negata

Alessio e Giulia vivono in un paese di diecimila anime nel Nord Italia. Un paese di montagna, dove tutti conoscono tutti. Giulia ed Alessio hanno circa trent’anni e come molte persone della loro età sono innamorate. Hanno interessi e passioni in comune, condividono gli stessi sogni. Sono innamorati, come tutti i ragazzi della loro età.

Ma Alessio e Giulia non possono amarsi. Così hanno deciso le loro famiglie.

Non possono amarsi perché i due ragazzi sono affetti entrambi da un deficit cognitivo. Le loro famiglie hanno deciso che loro non possono, anzi non devono amare. Le loro famiglie hanno deciso che il loro è un amore sbagliato, contro natura.

Hanno deciso che due ragazzi disabili non possono amare, non possono avere sentimenti… e tutto questo perché sono disabili. Sono angeli. Sono eterni bambini. Non possono provare amore per qualcuno che non sia un familiare, o al massimo un educatore.

Per loro questo amore non era amore. Era un qualcosa di pericoloso.

I loro genitori si sono consultati con alcuni psicologi che si occupano di questo tipo di disabilità. Due di loro gli hanno proposto di permettere ai ragazzi di provare ad amarsi. In un ambiente protetto e sicuro. Questo per comprendere cosa intendessero Alessio e Giulia con il termine amore.

Gli psicologi gli hanno spiegato, che a volte, soprattutto in caso di deficit cognitivo, l’amore non è legato al sesso inteso in senso fisico ed ordinario. Spesso il sesso è inteso come coccola o massaggio. Non sempre l’atto sessuale si realizza.

Le loro famiglie hanno deciso di curarli. Curarli con dei farmaci. Curarli con dei farmaci che facciano dimenticare loro i sentimenti. Farmaci che controllano i loro impulsi naturali.

Questi genitori hanno deciso di curare questi ragazzi trattandoli come se fossero affetti da chissà quale grave malattia.

Ma Alessio e Giulia non erano malati, erano innamorati… e forse ora non lo sanno più…altri hanno deciso di fargli dimenticare tutto.

Per proteggerli”.

Vi racconto questa storia non perché voglio giudicare la scelta di questi genitori, ma perché voglio invitarvi a riflettere.

La scelta di questi genitori non è un caso isolato, purtroppo accade spesso che in situazioni come queste, si preferisce “eliminare il problema” piuttosto che affrontarlo.

Questo avviene per svariati motivi, tra cui arretratezza culturale, convinzioni religiose, ma soprattutto per l’assenza di figure professionali che possono aiutare le famiglie e i ragazzi ad affrontare serenamente il tema amore e sessualità.

Le famiglie (ed è comprensibile) hanno paura che i loro figli (da loro visti come eterni bambini) possano “farsi del male” amando ed essendo amati. E non sono pronte ad affrontare questo tema. Le famiglie se pensino alla sessualità pensano all’atto sessuale completo, e non accettano che i loro figli possano avere rapporti sessuali.

Le famiglie, però non sanno che a volte, per alcuni tipi di disabilità, la sessualità è intesa come semplici coccole o dolci massaggi.

Le famiglie non lo sanno perché sono sole, non hanno nessuno che li guidi in questo percorso. Si affidano a psicologi o terapeuti che, a seconda del loro parere personale, decidono se una persona disabili può amare ed essere amata, se non è idoneo curano l’amore come una malattia, se è idoneo il disabile e la famiglia sono abbandonati.

Ma a volte i disabili hanno bisogno di un aiuto concreto, dell’aiuto di un professionista che gli insegni come amare ed essere amato, che gli insegni che amare ed essere amati è una cosa giusta e normale. Serve una figura come l’assistenza sessuale, che aiuti i ragazzi e che sollevi le famiglie da questa problematica, che è comprensibilmente imbarazzate, sia per la famiglia che per il disabile stesso.

Legalizzare la figura dell’’assistenza sessuale è fondamentale per evitare che in futuro si verifichino casi come quello della storia. L’amore non può essere soppresso con i farmaci, i sentimenti non si curano con una pastiglia. I sentimenti vanno affrontati.

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© 2014 Maximiliano Ulivieri

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